“La mente dell’uomo è capace di qualsiasi cosa perché tutto è dentro di essa, tanto il passato quanto il futuro. Che cosa c’era, dopotutto? Gioia, paura, dolore, devozione, valore, rabbia  chi può dirlo? se non la verità, la verità spogliata del suo mantello del tempo.”

Un celebre passaggio di “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad: l’uomo contiene già tutto dentro di sé,  non solo il bene, ma anche il male, non solo la bellezza, ma anche l’orrore.

Filippo Tincolini usa la propria arte per mettere tutti quanti noi di fronte a questa verità. 

La serie “ARMA SACRA” nasce dalla constatazione che l’uomo nei secoli è stato capace di produrre cattedrali e arsenali, madonne e testate nucleari, statue della libertà e missili. Nessuna ipocrisia e nessuna menzogna, nessuno di noi si senta assolto!

Se Conrad usa la scrittura Filippo usa la scultura. Nel dizionario le parole stanno una accanto all’altra in rigoroso ordine alfabetico: condividono lo stesso spazio, lo stesso ordine.
Allo stesso modo il marmo sta nella montagna. Indifferente alle forme che diventerà.

È l’uomo che, estraendolo, sceglie e trasforma. È l’uomo che introduce la differenza. Filippo usa il marmo non per un senso di rispetto alla scultura classica ma perchè strumento di verità. Sceglie il marmo, il marmo con cui da secoli l’occidente ha rappresentato i propri dèi, come Conrad usa le parole: tutti possono leggere, tutti possono guardare.

Filippo seleziona per “ARMA SACRA” icone del bene e del male – la Pietà, la Libertà, la testata nucleare, le mine antiuomo – e le restituisce come opere fatte della stessa materia, lavorate con la stessa cura, una accanto all’altra. Non separa, non giudica: prende ciò che l’uomo ha prodotto e lo riporta su di un unico piano.

E qui Filippo riesce a far emergere un’altra verità, forse ancora più scomoda: la devozione.
L’uomo non è soltanto capace di costruire, ma di credere. La devozione non distingue: può rivolgersi a una madre che stringe il figlio morto e a un oggetto costruito per distruggere; può abitare il silenzio di una preghiera e l’attesa di un ordine. In entrambi i casi si chiede adesione, si chiede fiducia, si chiede una forma di abbandono.

È qui che il confine si incrina definitivamente.

Perché ciò che viene venerato non è mai solo ciò che è buono, ma ciò che è riconosciuto come necessario, inevitabile, giusto.

In ARMA SACRA la devozione non è rappresentata, è esposta. Il marmo, ancora una volta, non prende posizione. Accoglie tutto, trattiene tutto, restituisce tutto nella stessa materia.

E lascia a chi guarda una domanda che non può essere evitata: non cosa stiamo guardando, ma in cosa siamo disposti a credere.

  • Pietà, 2025
    Pietà, 2025